La Basilica di San Pietro in Vincoli, nota anche come Basilica Eudossiana, fu eretta nel 442 su una preesistente domus romana per volontà di Licinia Eudossia, consorte di Valentiniano III.
La genesi della chiesa è legata a una suggestiva tradizione: nel 432 Elia Eudocia, madre di Eudossia, ricevette in dono dal Patriarca di Gerusalemme le catene utilizzate per la prigionia di San Pietro sotto Erode Agrippa. Una volta inviate a Roma alla figlia, quest'ultima le porse in dono a Papa Leone I. Secondo la leggenda, quando il pontefice accostò questi vincoli a quelli già in possesso della Chiesa (risalenti alla prigionia nel Carcere Mamertino), le due catene si fusero miracolosamente in un unico corpo. La basilica fu dunque edificata proprio per custodire queste preziose reliquie, chiamate in latino vincula, oggi venerate sotto l'altare maggiore.
Sebbene l'impianto sia antico, l'aspetto attuale della basilica si deve agli interventi del primo Cinquecento promossi da Papa Giulio II, che ne ristrutturò l'intero complesso.
La fama mondiale della chiesa è tuttavia legata indissolubilmente al Mosè di Michelangelo, vertice assoluto della scultura rinascimentale. Scolpita intorno al 1513 per l'imponente monumento funebre di Giulio II, la statua, alta oltre due metri, ritrae il profeta in una posa maestosa mentre stringe sotto il braccio le Tavole della Legge. Un dettaglio celebre è la lunga barba che, come osservò il Vasari, è scolpita con una tale maestria da sembrare più "opera di pennello che di scalpello".
Curiosamente, il capo di Mosè presenta delle corna: tale scelta iconografica deriva da un'errata interpretazione del testo biblico (la Vulgata), in cui il termine ebraico indicante i "raggi di luce" che promanavano dal volto del profeta fu tradotto erroneamente con "corna".