Ghetto ebraico

Il Ghetto ebraico di Roma è tra i più antichi al mondo. Istituito nel 1555, circa quarant'anni dopo quello di Venezia, nacque per volontà di Papa Paolo IV attraverso la bolla Cum Nimis Absurdum. Il titolo, che in latino significa "Poiché è oltremodo assurdo", rifletteva la visione del Pontefice, secondo cui era inaccettabile che gli ebrei vivessero a stretto contatto con i cristiani. Il provvedimento impose dure restrizioni: oltre all'obbligo di risiedere in un'area circoscritta da alte mura, gli ebrei dovevano indossare un segno distintivo per essere identificati, non potevano possedere beni immobili e subirono il divieto di esercitare numerosi mestieri. Inizialmente, il quartiere presentava solo due porte, che venivano serrate al tramonto e riaperte all'alba. Fu solo nel 1848 che Pio IX ordinò l'abbattimento delle mura e revocò l’obbligo di residenza, ponendo fine a una segregazione durata quasi tre secoli.

Nel cuore del Ghetto troviamo i resti del Portico d'Ottavia, eretto dall'imperatore Augusto in onore della sorella Ottavia. In origine, la struttura racchiudeva una vasta area sacra con i templi dedicati a Giunone Regina e Giove Statore. Col tempo, il Portico divenne il simbolo del quartiere; in epoca medievale, i suoi spazi furono destinati alla vendita del pesce, trasformando l'area nella Pescheria, il principale mercato ittico cittadino attivo fino al 1885. Di questo passato resta testimonianza in una lapide che recita: “Capita piscium hoc marmoreo schemate longitudine majorum usque ad primas pinnas inclusive Conservatoribus danto”. L'iscrizione stabiliva che le teste dei pesci più lunghi della misura indicata sulla lastra dovessero essere consegnate ai "Conservatori" (gli amministratori civici). Questo legame storico è ricordato anche dal nome del rione e della chiesa locale, Sant’Angelo in Pescheria.

Il Ghetto è stato anche teatro di una delle pagine più tragiche della storia moderna: il 16 ottobre 1943, 1022 ebrei romani furono rastrellati dai nazisti e deportati nei campi di sterminio. Di quel gruppo, composto da uomini, donne e bambini, fecero ritorno solo in 16. Per onorare la loro memoria, l'artista tedesco Gunter Demnig ha ideato le Pietre d'Inciampo (Stolpersteine): piccoli blocchi d’ottone delle dimensioni di un sanpietrino, incisi con il nome, la data di nascita e di morte delle vittime. Queste targhe, incastonate davanti alle abitazioni dei deportati, sono oggi disseminate tra i vicoli del quartiere come monito perenne.

Di fronte al Portico d'Ottavia sorge il Tempio Maggiore, la monumentale Sinagoga inaugurata nel 1904. L'edificio, a base quadrata e sormontato da una grande cupola a padiglione, non è solo un capolavoro architettonico, ma rappresenta il fulcro spirituale e culturale dell'intera comunità ebraica romana.

Oggi il Ghetto è un quartiere vibrante, celebre per i suoi numerosi ristoranti dove è possibile gustare i piatti della cucina giudaico-romanesca e kosher. Tra le specialità imperdibili spiccano i carciofi alla giudia, i filetti di baccalà fritti, il tortino di aliciotti e indivia e la concia di zucchine, simboli di una tradizione gastronomica millenaria che continua a vivere nel cuore di Roma.