Fontana di Trevi

La fontana di Trevi è la più celebre fontana di Roma, uno spettacolo unico di acqua e di pietra.

L'origine della fontana risale al 19 a.C., quando Marco Vipsanio Agrippa portò a Roma l'acquedotto dell'Acqua Vergine (Aqua Virgo), di cui la fontana costituiva il punto terminale, detto anche "mostra d'acqua". La sua denominazione deriva da "trivio", ovvero incrocio di tre vie. Le prime informazioni sulla fontana risalgono al 1410. All'epoca la fontana era costituita da tre vasche distinte nelle quali sgorgava l'acqua da tre bocche differenti.

Nel 1453 papa Niccolò V incaricò Leon Battista Alberti del restauro della fontana, che portò alla realizzazione di un'unica vasca di forma rettangolare e alla decorazione delle tre bocche con mascheroni. Durante il papato di Urbano VIII (della famiglia Barberini), nel 1640 fu commissionato all'architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini un progetto che portò all'ampliamento della piazza e al ribaltamento della fontana, ottenendo l'orientamento attuale. L'intervento del Bernini si limitò alla realizzazione di due vasche semicircolari e di un basamento ad esedra, poiché i lavori vennero interrotti in seguito alla morte di papa Urbano VIII.

L'attuale aspetto della Fontana di Trevi risale al 1732, quando papa Clemente XII (famiglia Corsini) bandì un concorso al quale parteciparono i maggiori artisti dell'epoca. Il Papa scelse il progetto dell'architetto Nicola Salvi per una fontana monumentale, straordinario esempio di commistione tra arte e architettura, completamente integrata nella facciata di Palazzo Poli. La scena è dominata da una scogliera rocciosa al cui centro si trova una nicchia circondata da colonne con la statua del dio Oceano; ai suoi lati altre due nicchie ospitano le statue che rappresentano l'Abbondanza e la Salubrità.

La leggenda popolare più conosciuta è legata al lancio della monetina nella fontana: lanciando la moneta a occhi chiusi e voltando le spalle verso Palazzo Poli, si propizierebbe il sicuro ritorno a Roma.