La basilica di Santa Sabina è una basilica paleocristiana edificata sul colle Aventino nel V secolo dal monaco greco Pietro d'Illiria.
Fu edificata sui resti della casa della matrona romana Sabina, poi dichiarata santa poiché convertita al cristianesimo e per questo decapitata. Per la costruzione vennero riutilizzate le colonne del tempio di Giunone Regina che sorgeva nelle vicinanze. Della chiesa originale restano poche testimonianze, tra cui il mosaico della controfacciata che riporta in latino la dedica della chiesa e la porta lignea risalente al V secolo, che costituisce il più antico esempio di scultura lignea paleocristiana.
In origine era costituita da 28 riquadri, ma ne sono rimasti 18, sui quali sono rappresentate scene del Vecchio e Nuovo Testamento, tra cui quella raffigurante la Crocifissione, che è la più antica raffigurazione conosciuta di questo evento, pratica vietata fino ad allora nelle chiese cristiane.
Nel 1219 il pontefice concesse la chiesa e parte del palazzo a San Domenico di Guzmán, fondatore dell'Ordine dei Domenicani, che qui visse e operò.
A San Domenico sono legate due leggende. Nel chiostro si trova una pianta di arancio amaro che, secondo la tradizione domenicana, fu piantata nel 1220 da Domenico stesso. Si racconta che Domenico avesse portato con sé un ramo dalla Spagna, sua terra d'origine, e che questa specie di frutto sia stata la prima ad essere trapiantata in Italia.
Sempre a Domenico è legata la storia della pietra nera di forma rotonda posta su una colonna tortile a sinistra della porta di ingresso: è chiamata Lapis Diaboli, ossia "pietra del diavolo" perché, secondo la leggenda, sarebbe stata scagliata dal diavolo contro Domenico mentre pregava sulla lastra marmorea che copriva le ossa di alcuni martiri, mandandola in pezzi.
In realtà la lapide fu spezzata dall'architetto Domenico Fontana durante il restauro del 1527 per spostare la sepoltura dei martiri. La lapide era in origine il peso standardizzato che si poneva nei templi per evitare le frodi commerciali.
Nel 1587 la basilica fu completamente trasformata da Domenico Fontana per incarico di Sisto V e a questo periodo risale l'affresco realizzato da Taddeo Zuccari nell'abside, raffigurante Gesù, gli Apostoli e i Santi sepolti nella basilica. Altri significativi interventi furono realizzati nel 1643 da Francesco Borromini, ma di tutto ciò non vediamo più nulla oggi poiché i restauri di Antonio Muñoz, condotti nei primi anni del Novecento, eliminarono le sovrastrutture barocche e riportarono la chiesa alla struttura originaria più antica.