La storia di questa chiesa ebbe inizio nella seconda metà del XVI secolo, quando Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, istituì il Collegio Romano, centro di formazione culturale e spirituale dei Gesuiti. La scuola venne collocata in alcuni edifici nell'area in parte occupata oggi dalla Chiesa di Sant'Ignazio. In origine, annessa al Collegio, vi era la piccola chiesa dell'Annunziata, che ben presto risultò insufficiente ad ospitare l'elevato numero di allievi. Fu così che papa Gregorio XV, ex allievo del Collegio Romano e colui che canonizzò sant'Ignazio nel 1622, suggerì al nipote, il cardinale Ludovico Ludovisi, di erigere un nuovo tempio dedicato al fondatore della Compagnia di Gesù.
Entrando nella chiesa si viene letteralmente travolti dalla magnificenza degli affreschi che la rivestono completamente. Nella navata centrale il più importante è "La Gloria di Sant'Ignazio", realizzato da Andrea Pozzo tra il 1691 e il 1694, come esaltazione dell'attività apostolica della Compagnia di Gesù in tutte le parti del mondo. In questo affresco Pozzo esprime tutto il suo virtuosismo nell'arte della prospettiva: le colonne e gli archi della chiesa reale sembrano continuare negli elementi architettonici dipinti, innalzandosi fino al cielo aperto costellato di angeli e figure allegoriche.
L'effetto di "sfondamento" del soffitto fa apparire la volta più alta di quanto sia realmente, simulando prospetticamente l'esistenza di una seconda chiesa tridimensionale che "poggia" direttamente su quella reale.
Al centro della scena raffigurante la Gloria di sant'Ignazio si trova Gesù Cristo Salvatore che porta una pesante croce, simbolo del suo sacrificio salvifico. Dal costato di Cristo si irradia un fascio di luce che illumina Ignazio, dal quale a sua volta si diparte verso gli altri gesuiti, evidente riferimento all'impegno missionario dell'ordine da lui fondato. Da osservare il particolare dello scudo sorretto da angeli che reca il trigramma di Cristo "IHS" – simbolo della Compagnia di Gesù – e che riflette la luce diffusa nel cielo.
Nei due lati della navata Pozzo inserisce anche le Allegorie dei Quattro Continenti fino ad allora conosciuti, dove si indirizzava l'opera missionaria della Compagnia di Gesù: l'Europa appare come una regina a cavallo, con l'altra mano posata sul globo terraqueo, a simboleggiare il controllo dell'Europa di allora sul mondo conosciuto; l'America, nei panni di un'indiana con un seno scoperto, siede su una tigre; l'Africa è rappresentata da una donna dalla pelle scura seduta su un coccodrillo; l'Asia è una donna vestita di tessuti pregiati, a simboleggiare la seta, ed è seduta su un cammello (simbolo delle carovane che quelle sete portavano in Europa).
Il punto ideale dal quale contemplare la volta venne indicato dallo stesso Pozzo con un disco di marmo giallo inserito nel pavimento al centro della navata.
Il visitatore, avanzando nella navata centrale dopo aver ammirato le volte affrescate, inevitabilmente concentra l'attenzione sulla "zona scura" nel mezzo, che si intuisce essere una cupola, buia perché non illuminata.
Un altro segno nel pavimento, un po' più avanti verso l'altare, contrassegna il punto di osservazione ideale della cupola. Qui si ammira un altro capolavoro del Pozzo: l'illusione di una cupola che in realtà è una tela sul soffitto piatto che riproduce l'immagine di una cupola. La pittura originaria compiuta dal Pozzo nel 1685 fu distrutta da un incendio, ma nel 1823 fu riprodotta fedelmente da Francesco Manno.Claude è un'AI e può commettere errori. Verifica le risposte.