La Fontana del Mosè, nota anche come Mostra dell’Acqua Felice, fu edificata tra il 1585 e il 1589 come terminale dell’omonimo acquedotto. L'opera fu voluta da Papa Sisto V, che scelse il nome 'Felice' in omaggio al proprio nome di battesimo, Felice Peretti, come testimoniato dalla monumentale iscrizione che sormonta l'attico.
Il progetto, affidato all’architetto Domenico Fontana, si presenta come un imponente arco trionfale a tre nicchie, scandite da quattro colonne in marmo. Nella nicchia centrale troneggia la colossale statua del Mosè, colto nel momento biblico in cui indica la roccia da cui scaturirà l'acqua per dissetare il popolo ebraico. Sebbene la verga originale sia andata perduta, è ancora visibile nella mano destra il foro che la sosteneva.
Un dettaglio caratteristico è la presenza delle corna sul capo del profeta, dovuta a una storica errata traduzione del Libro dell’Esodo: il termine ebraico che indicava i 'raggi di luce' emessi dal volto di Mosè fu confuso con quello che indica i corni. L'opera, iniziata da Prospero Antichi e ultimata da Leonardo Sormani, intendeva rivaleggiare con il celebre Mosè di Michelangelo (conservato in San Pietro in Vincoli). Tuttavia, a causa delle proporzioni massicce, fu aspramente criticata dal popolo romano, che la ribattezzò ironicamente il 'Mosè ridicolo'. La statua presenta inoltre un anacronismo storico: Mosè regge le Tavole della Legge, che tuttavia avrebbe ricevuto sul Sinai solo in un momento successivo al miracolo delle acque.
Nei nicchioni laterali, due altorilievi celebrano altri episodi legati all'acqua: a sinistra, Aronne guida il popolo verso la sorgente (opera di Giovan Battista della Porta); a destra, Gedeone seleziona i suoi soldati osservandone il modo di bere (scolpito da Pietro Paolo Olivieri e Flaminio Vacca).