La Chiesa di Sant'Agnese in Agone rappresenta un capolavoro del barocco romano. Situata nel cuore del centro di Roma, si affaccia su piazza Navona, nel luogo in cui, secondo la leggenda, la giovane Agnese subì il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano. Il nome della piazza deriva proprio da "in Agone", dal latino in agonis ("giochi"), poiché la piazza ricalca il perimetro di quello che fu lo Stadio di Domiziano, destinato dall'imperatore alle gare di atletica.
La chiesa venne ricostruita nel 1652 in stile barocco sul sito dell'antica basilica dedicata alla martire da Callisto II, su progetto di Girolamo Rainaldi e per volere di papa Innocenzo X Pamphilj, il cui monumento funebre si trova all'interno della chiesa. Fu completata nel 1653-1657 sotto la direzione di Francesco Borromini, che modificò in parte il progetto originario realizzando la facciata concava e distanziando maggiormente i due campanili per esaltare lo slancio della cupola.
L'interno conserva la pianta a croce greca ed è sontuosamente decorato da marmi pregiati e da un uso esteso di stucchi dorati. L'altare maggiore fu progettato da Carlo Rainaldi e accoglie la pala in marmo della Sacra Famiglia di Domenico Guidi. Il Borromini prolungò i bracci della croce greca con due cappelle laterali.
L'affresco della cupola è opera di Ciro Ferri e di Sebastiano Corbellini e raffigura sant'Agnese introdotta alla gloria del Paradiso. Un altro dipinto importante si trova sulla volta della sagrestia e raffigura la gloria di sant'Agnese; è opera di Paolo Gismondi.
La cripta, o Sacellum Infimum, è l'unica parte superstite della primitiva chiesa e vi si accede dalla cappella di sant'Agnese. Qui è presente un rilievo marmoreo di Alessandro Algardi, posto sopra l'altare, che rappresenta il miracolo dei capelli di sant'Agnese: secondo la leggenda, la giovane Agnese fu esposta nuda alla gogna perché cristiana, ma miracolosamente i suoi capelli la ricoprirono.